English French German Italian

Visite agli articoli
188255

Abbiamo 10 visitatori e nessun utente online

Questo articolo è stato letto 1362 volte

logo2I S L A M


Tutto cominciò in quella famosa notte dell’anno 609/610 d.C. in cui l'arcangelo Gabriele, secondo la tradizione musulmana, appare a Muhammad rivelandogli il Corano e ordinandogli di proclamare la parola di Dio. Come "inviato" di Dio, Muhammad tornò a La Mecca per predicare ai suoi concittadini. Nella sua predicazione Muhammad invitava i ricchi a sottomettersi a Dio e a rivolgere la loro attenzione verso gli emarginati della società. La predicazione del profeta non incontrò subito né l'attenzione né il favore dei meccani, attorno a lui cominciò comunque a raccogliersi un piccolo numero di seguaci. Muhammad alla fine del 622 emigra con i suoi seguaci a Medina, una grande oasi a circa 300 chilometri a nord di La Mecca. Il calendario musulmano inizia da quest’anno chiamato anno dell’égira (l’emigrazione). L’islam a Medina prende coscienza di essere una religione indipendente e prende nette distanze dai politeisti.

Mentre a La Mecca la predicazione di Muhammad aveva un carattere prettamente religioso che si confrontava con un ambiente politeista e "materialista", a Medina la predicazione coranica tende a formare una nuova società dandole una struttura ed un modello giuridico propri. A Medina l’islam non è più solo "religione", ma diviene quell'indissolubile intreccio di "religione e società" che noi ancora oggi conosciamo. Muhammad rientra a La Mecca nel gennaio del 630. Distrutti tutti gli idoli pagani, il profeta accetta la conversione all’islam di quasi tutti gli abitanti. Nel marzo del 632 il profeta compie il primo e solo pellegrinaggio rituale della sua vita dopo l’emigrazione (infatti prima dell’emigrazione aveva fatto diversi pellegrinaggi) e pronunzia un sermone d'addio affermando di avere compiuto la sua missione; morirà l'otto giugno dello stesso anno.
Le fonti della teologia e del diritto dell’islam sono tre: il Corano, la Sunna e l’Ijtihad. Il Corano è considerato la rivelazione somma di Dio. Pertanto è forse improprio chiamare "libro" il Corano, in quanto esso per l’islam è parola di Dio, parola dettata in arabo dall'arcangelo Gabriele a Muhammad secondo un archetipo celeste esistente, per l'ortodossia, da tutta l'eternità. Il profeta Muhammad non ha mai trascritto le rivelazioni limitandosi solo a riferirle oralmente, erano i suoi compagni che le trascrivevano. Dopo la morte del Profeta si pensò ad una redazione di un testo ufficiale. Nella sua redazione ufficiale e definitiva, il Corano si suddivide in 114  sure (capitoli) ordinate secondo la loro lunghezza: le più lunghe all'inizio le più corte alla fine. Fa eccezione la prima sura detta "la aprente" (fatiha), che è composta di pochi versetti e che racchiude una sorta di sommario di fede e di preghiera (essa viene infatti recitata ogni giorno durante le preghiere rituali). La Sunna è la raccolta di tradizioni, autenticate da una lunga serie di testimoni, che si fanno risalire a Muhammad stesso e che hanno uguale valore normativo del Corano, anche se questo è teologicamente su un altro piano. Molti hanno il vezzo di chiamare i musulmani "maomettani", pensando forse che come i cristiani si chiamano tali perché discepoli di "Cristo", i musulmani possano essere chiamati "maomettani" perché discepoli di "Maometto". Ciò invece è quasi sacrilego, per i musulmani, che ritengono il Profeta, come il Corano stesso afferma, "un uomo come gli altri" non avendo altra particolare qualità se non quella di essere stato scelto da Dio per essere il suo inviato. E' anche vero, però, che da alcuni versi del Corano stesso il Profeta è presentato come un esempio da imitare, per cui le sue azioni e le sue parole, sono diventate un precedente, una sorta di misura interpretativa per i dubbi sorti nell'applicazione del Corano. Sunna significa di per sé comportamento, costume, ma il senso che si ha in ambito musulmano è quello di costume della comunità tramandato oralmente. La Sunna è pertanto una vasta raccolta di brevi narrazioni, gli hadīth. L’ijtihad (interpretazione) è il processo intellettuale atto a comprendere il Corano e la Sunna quando sono oggetto d’interpretazione o quando tacciono su un dato soggetto. Nel X secolo della nostra era il sunnismo chiuse l'ijtihād, nel senso che si dovevano usare le interpretazioni del Corano date fino a quel momento e che vennero codificate nei trattati di diritto musulmano elaborate fino ad allora dalle 4 scuole giuridiche.
L’islam è una religione in cui la fede si manifesta con la sottomissione attiva e volontaria della creatura al Dio misericordioso che l’ha creata. Tale sottomissione si esprime nell’obbedienza alla sua parola rivelata: il Corano. L’islam pertanto non può mai essere una pratica privata dell’individuo di fronte a Dio, ma sempre anche un fatto della vita pubblica, della società e dello Stato. La parola rivelata è pertanto legge eterna, santa e divina che deve trovare applicazione nel mondo attraverso una comunità di credenti: solo così l’islam può essere religione: religione basata sulla legge divina. Secondo un detto di Muhammad: "l'islam è basato su cinque pilastri": la sciahāda (=la professione di fede nell’unico Dio e nel riconoscimento di Muhammad come suo inviato), la salàt (=preghiera rituale da recitare 5 volte al giorno), la zakàt (=la tassa religiosa), il sàum (=il digiuno del mese di ramadàn), lo hajj (=il pellegrinaggio a La Mecca almeno una volta nella vita se si hanno le possibilità). Nella sura IV al verso 136 vi si legge quello che potremmo definire il "credo" dell'islam: "Oh voi che credete! Credete in Dio e nel Suo messaggero e nel libro che Egli ha rivelato al Suo messaggero e nel libro che rivelò prima; e chi nega Dio, i Suoi angeli, i Suoi libri, i Suoi messaggeri e il giorno ultimo, erra d'errore lontano". L’islam non si considera, nei confronti delle religioni monoteiste precedenti, come una religione nuova di cui Muhammad, in un particolare contesto sociale ed in un determinato periodo storico ne è il fondatore; ma si considera come quella religione unica, vera, eterna ed universale nata come rapporto tra Dio ed ogni cosa creata fin dal momento stesso della creazione e di cui il Corano ne è la rivelazione ultima e perfetta. Questo implica il riconoscimento delle rivelazioni che hanno preceduto il Corano attestate nei libri rivelati degli ebrei e dei cristiani, ma ebrei e cristiani, tuttavia, sarebbero stati incapaci di salvaguardare fedelmente la rivelazione divina che avevano ricevuto (e per cui si era resa necessaria un'ultima e definitiva rivelazione, il Corano, trasmessa tramite l’ultimo profeta: Muhammad.

Pastore Prof. Giuseppe La Torre

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

BilerChildrenLeg og SpilAutobranchen

AVVISO: I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. I nostri sono solo cookie tecnici, ovvero quelli in grado di registrare informazioni per non costringerci a digitarle ogni volta che visitiamo il sito.