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B U D D I S M O


Molti giudicano improprio il termine «religione», se riferito al Buddismo inteso come religione universale a carattere salvificoliberatorio, fondata sulla predicazione del Budda. In realtà il Buddismo assume connotazioni varie secondo le zone di diffusione.
Essa pone come elementi essenziali dell’esperienza religiosa le tematiche del destino  dell’uomo e il problema dell’angoscia, del dolore, della precarietà dell’esistenza umana,  proponendo una sua originale via di superamento e di liberazione, fondamentalmente più filosofica che religiosa. Il Buddismo vuole porsi come filosofia di vita e soprattutto come  pratica meditativa. Nel momento dell'Illuminazione il Budda avrebbe intuito un preciso imperativo etico: "liberarsi dalle opinioni". L'atteggiamento quindi vuole essere di tipo anti-dogmatico. "La dottrina è simile a una zattera -disse il Budda -, serve per attraversare e non trasportarsela sulle spalle".

Questo ovviamente non significa che il buddismo, al pari di ogni altra religione, non abbia i propri dogmi, i propri canoni, i propri riti e persino il proprio misticismo.
Il Budda storico, il principe Siddhartha (“colui che ha raggiunto lo scopo”) Gautama, era figlio del ràja (una sorta di re) della Repubblica Aristocratica dei Sakija, Suddhodana, ai confini tra India e Nepal, alle pendici dell’Himalaya, a 200 chilometri da Benares. Nasce nel VI secolo a.C.. Gli studi odierni fissano le date della sua vita tra il 560 ed il 480. Siddhartha era sempre vissuto ignaro dell’esistenza della sofferenza e del dolore. Un giorno, però, incontra la sofferenza della povera gente. Abbandona tutto ed intraprende la vita da samana, un eremita che rinunciava ai beni del mondo. Nel corso del suo lungo peregrinare, incontrò diversi maestri, ma non si sentiva soddisfatto delle dottrine altrui, e si decise a mettersi in proprio con cinque compagni. Incominciò un lungo periodo di mortificazioni fisiche, di digiuni e di torture. Il suo corpo deperiva ogni giorno di più, così come il suo spirito, che non otteneva alcun risultato positivo. Ma abbandonò anche questa esperienza e cominciò una nuova parte dell’esistenza di Siddhartha, una via mediana tra l’ascesi e la cura del cammino spirituale degli altri.. In seguito, cercò un albero sotto il quale meditare, fino al risveglio. Trovò un fico (bodhi, da cui deriva il termine bodhisatva) e prese posto sotto i suoi rami. Qui rimase per diverse notti, finché non raggiunse lo stadio di arahat (santo, illuminato). Diventato Budda, Siddhartha ritenne necessario, come prima cosa, diffondere la propria dottrina tra i suoi cinque ex – compagni di cammino spirituale, che lo avevano lasciato, delusi, qualche tempo prima. Questi si trovavano a Benares, e fu lì che il Budda fece il suo primo discorso, noto col nome di Sermone di Benares, che segnò la messa in moto della ruota della Legge (Dharma), ovvero l’inizio della predicazione nel mondo. La dottrina buddhista si fonda sulle Quattro Nobili Verità e sugli strumenti pratici attraverso i quali ogni discepolo può realizzare la liberazione dal dolore-esistenza, cioè l’Ottuplice Sentiero che porta alla meta salvifica. Per realizzare le quattro Verità (sul dolore, sull’origine del dolore, sulla soppressione del dolore, sulla via che porta alla soppressione del dolore) il discepolo deve passare dalla sua condizione di ignoranza a quella di conoscenza liberatrice attraverso una via lunga e difficile. La verità sul dolore fa emergere il carattere negativo dell’esistenza nella sua condizione fluttuante dalla nascita alla malattia, alla vecchiaia e alla morte. Distruggere il dolore, l’esistenza, il samsara e pervenire alla consapevolezza delle Quattro Verità. Dopo la morte del Budda, e dopo aver riscontrato numerose lacune e incongruenze nell’educazione dottrinale di diversi monaci, gli amici più fidati di Siddhartha decisero di convocare una riunione di tutti i membri del Sangha (la comunità religiosa buddista) per chiarire la dottrina e gli eventuali culti della nuova “religione” (termine, questo, che molti giudicano improprio, se riferito al Buddismo).
Si proclamò, allora, il primo di quattro Concili che cambiarono per sempre la storia del Buddismo: insegnamenti e norme furono raccolti in un secondo momento nel cosiddetto Canone. Già nel primo Concilio, poi, vennero alla luce le spaccature che andarono ad accentuarsi nel secondo nel terzo Concilio, nel corso del quale si sancì definitivamente la separazione tra i due gruppi, ed infine nel quarto, dove si proclamarono la nascita della corrente del Piccolo Veicolo (Hinayana), formata dai monaci più “intransigenti”, e quella del Grande Veicolo (Mahayana). Il Piccolo Veicolo (Hinayana) è chiamato così perché, se paragonata ad un’imbarcazione diretta verso il nirvana, può ospitqare solo un numero ristretto di eletti, cioè coloro che accettano di praticare una vita ascetica e priva di desiderio, spogliandosi di tutti i legami col mondo esterno. Gli unici testi sacri sono quelli del Canone, divisi in tre “canestri”: quello della disciplina, quello dei discorsi del Budda ed infine quello riguardante la Dottrina. L’unica scuola che oggi pratica ancora una forma ortodossa di Buddismo, ed è dunque considerabile parte del Piccolo Veicolo, è la scuola Theravada. La corrente del Grande Veicolo (Mahayana) è aperta non solo alla vita monacale, ma contempla al proprio interno anche una viva e attiva partecipazione dei laici. I testi sacri del Grande Veicolo sono di due tipi: esistono i sutra (i discorsi del Budda) e i sastra (trattati e commenti speculativi).
Il Buddismo Zen (o Ch’an, come era noto in Cina) si diffuse, partendo dal continente asiatico, in modo particolare in Giappone e Corea. Esso è la parte più radicale e, per certi versi, “rivoluzionaria”, del Grande Veicolo. Esistono, inoltre, numerose tradizioni intermedie, o completamente discostanti, dai due Veicoli: La tradizione del Veicolo di Diamante (Vajrayana) che trova largo seguito in Tibet, dove assume lentamente il nome di Lamaismo (da blama, maestro). La tradizione della Via di Mezzo (Madhyamika) si fonda sull’interpretazione del concetto di vacuum, vuoto.

Pastore Prof. Giuseppe La Torre

 

Commenti   

0 #1 BHW 2017-04-16 00:24
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