English French German Italian

Visite agli articoli
169868

Abbiamo 35 visitatori e nessun utente online

Questo articolo è stato letto 2316 volte

Religioni a confronto: l'uomo di oggi tra stress e spiritualità.

Cristiani, Baha'i e Buddhisti - L'apporto del Buddhismo

Parlando nell'ottica buddhista, occorre anzitutto chiarire un problema (relativo) sul termine "religione": Cristiani e Baha'i credono fermamente nell'esistenza di Dio creatore, il Buddhismo no.

-        Se per religione si intende la fede in Dio, creatore del mondo, allora il termine non si addice al Buddhismo.

-        Se si intende il riconoscimento di una realtà soprannaturale, siamo ancora in difficoltà, in quanto il "soprannaturale" è naturalmente dentro di noi, ma non lo vediamo o riconosciamo perché la nostra mente è velata dall'ignoranza.

-        Se infine intendiamo con religione la ricerca e la pratica della spiritualità, allora siamo al posto giusto.(ovviamente non l'unico posto giusto)

 

Veniamo subito  al termine "stress", termine moderno che indica situazioni di profondo disagio determinate dalla paura o dall'affannoso susseguirsi di compiti ed impegni, finalizzati in genere all'avere: ottenere risultati, successo, promozione sul lavoro, riconoscimento del proprio valore, e via dicendo.

Esiste uno stress "buono", la molla che ci spinge ad agire per affrontare al meglio le sfide quotidiane, ed uno stress "negativo", quando l'affanno è legato alla paura dell'insuccesso, quando la spinta è a seguire il proprio cammino calpestando gli altri, avanzando a gomitate per farsi posto, a ottenere molto di più di quanto non sia necessario. E diverso è anche lo stress che deriva non tanto dall'affanno, ma dall'ansia di fronte a situazioni che pensiamo di non essere in grado di affrontare, dalla malattia nostra o dei nostri cari e tante altre situazioni.

Tutti abbiamo diritto ad aspirare alla felicità, a stare bene. Ma la società odierna è caratterizzata da una ricerca del benessere fondata su false basi. Si ritiene che il benessere sia legato all'avere e all'apparire, invece che all'essere, e così si scivola inesorabilmente verso l'esatto contrario, il malessere.

Stress e malessere nel Buddhismo sono trattati in termini di sofferenza o dolore.

Buddha Sakyamuni è stato confrontato inizialmente con una vita negli agi più assoluti.

Successivamente ed inevitabilmente è poi venuto a conoscenza della sofferenza nella forma della malattia, della vecchiaia e della morte: per questo ha iniziato la sua ricerca di una risposta al perché della sofferenza.

Al termine della sua ricerca spirituale, durata diversi anni, raggiunse il risveglio ed insegnòcome prima cosa le quattro verità relative al dolore:

  1. la sofferenza esiste,
  2. la sofferenza ha una causa,
  3. la sofferenza può cessare ed
  4. esiste un percorso che porta alla cessazione della sofferenza.
  5. la sofferenza fisica,
  6. la sofferenza del cambiamento
  7. e la sofferenza pervasiva.

Nel Buddhismo si distinguono tre tipi di sofferenza, nei quali ciascuno può identificare la fonte del proprio dolore:

Quest'ultima è uno stato generale di sofferenza che è sempre presente anche quando siamo felici. E' una sofferenza molto legata all'attaccamento, anche se non ce ne rendiamo conto. Infatti questa sofferenza pervasiva nasce dal fatto che non capiamo la nostra situazione di creature umane: da dove veniamo, dove andremo, quando andremo, quanto durerà la nostra felicità? Abbiamo paura di perdere tutto, siamo così attaccati a noi stessi, alle nostre abitudini, alle nostre cose, alla nostra vita, che qualunque pensiero anche recondito di perdere tutto ciò ci riempie di tristezza.

Se a questi fattori latenti noi aggiungiamo i problemi familiari, sociali, professionali o scolastici, le informazioni ogni giorno più nere di cui siamo bombardati, l'insicurezza fisica e sociale, bè, il quadro dello stress negativo è davvero dato!

Ma chi vuole mettere fine a questo stato di cose può davvero trovare risposte efficaci ai problemi dell'umanità nelle religioni o nella filosofia?

La risposta per noi è sicuramente si. E in questo contesto occorre sottolineare che tutte le religioni offrono qualcosa  di positivo e il rispetto reciproco è particolarmente utile e importante. Sono miliardi le persone che popolano questa terra, tutte con storie, tradizioni, culture diverse e diverse capacità di comprensione: la stessa risposta non può andare bene per tutti, la diversificazione è necessaria.

Allora vediamo quale aiuto concreto ci offre il Buddha per far fronte a questa società dello stress.  Il Buddha ci insegna un percorso per cambiare la nostra mente

  • attraverso la saggezza che deriva dalla comprensione della realtà ultima delle cose,
  • attraverso la pratica delle sei perfezioni: pazienza, generosità, moralità, perseveranza entusiastica, concentrazione meditativa e saggezza,
  • e attraverso la meditazione.
  • ci fa capire l'interdipendenza di tutte le cose,
  • ci fa capire l'errore di credere che esista un "ego" indipendente ed autonomo
  • e ci porta quindi a entrare in empatia con la vita di tutti gli esseri senzienti.
  • a cambiare la mente,
  • ci aiuta a capire le cause della sofferenza, che ci tengono legati all'esistenza samsarica, ossia al ciclo di nascita, morte e rinascita,
  • a identificare queste cause e le emozioni negative o distruttive ad esse collegate,
  • ad applicare i giusti antidoti per combattere queste emozioni negative,
  • a capire l'interdipendenza di tutti gli esseri senzienti e quindi il necessario rispetto e l'amorevole gentilezza che ci dobbiamo l'un l'altro,
  • ci insegna a vedere le cose sempre anche da un altro punto di vista. Per esempio, ci insegna che quello che può sembrarci il nostro peggiore nemico è in realtà il nostro migliore amico, perché ci permette di applicare il metodo e verificare se veramente abbiamo assimilato le  pratiche della compassione, della generosità, della pazienza,...  Nel caso della malattia, o delle disgrazie, da un lato ci insegna che queste sono il risultato karmico di azioni negative compiute in passato, per cui sappiamo che in questo momento queste azioni negative vengono purificate, quindi ce ne liberiamo e possiamo gioirne. Dall'altro, possiamo vedere anche queste circostanze come momenti di crescita, sia impegnandoci a comunque sostenere tutte le persone intorno a noi, sia apprezzando ciò che queste persone fanno per noi, cure, ascolto, sostegno, ecc. Ed anche, per generare lo spirito dell'illuminazione, dedicando queste nostre sofferenze per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.
  • Si tratta di un percorso impegnativo e lungo, ma efficace se seguito con sforzo entusiastico e motivazione sincera
  • Si tratta di un percorso interamente basato sulla responsabilità e l'impegno individuale: nessun maestro, per quanto bravo sia, potrà ottenere alcunché per il cambiamento della vostra mente se non praticherete voi stessi
  • Il percorso non va seguito  con fede cieca, bensì analizzando approfonditamente gli insegnamenti e la pratica e verificandone gli effetti: come diceva il Buddha, il Dharma non funziona perché ve l'ho detto io, ma solo se lo avete messo in pratica voi!.

Nella rappresentazione Buddhista della ruota della vita, il perno della ruota è costituito dai tre veleni: ignoranza, attaccamento (bramosia) e rabbia (odio). Questi includono anche orgoglio e gelosia. Attorno a questo perno girano in continuità gli anelli della cosiddetta produzione dipendente: ossia quella serie di situazioni e azioni basilari che ci fanno cadere di errore in errore.  

Per esempio: quando vediamo qualcosa di bello, immediatamente desideriamo averlo e generiamo bramosia, poi, quando l'abbiamo, sentiamo questo oggetto come nostro e quindi generiamo attaccamento, e poi rabbia se qualcuno ce lo vuole sottrarre. Quando sul lavoro un collega ci interpella male, immediatamente sentiamo il nostro Ego ferito e generiamo rabbia nei suoi confronti, invece di analizzare perché ciò è successo e come possiamo aiutare il collega se ha problemi che ne compromettono l'umore.

L'effetto dei nostri errori si manifesta nel karma, ossia nella legge di causa ed effetto che regola l'esistenza. Per il Buddhismo, un saldo karmico negativo al momento della morte ci porta a una cattiva rinascita, mentre un saldo positivo ci porta ad una preziosa rinascita umana, se non addirittura al risveglio (nirvana). Il karma può manifestarsi subito, ma anche a distanza nel tempo, quindi anche in rinascite successive. Per chi non crede nella rinascita, il karma produce comunque effetti anche nella quotidianità della nostra vita. Lo afferma anche la saggezza popolare: "Tutti i nodi vengono al pettine", o "ognuno raccoglie quello che ha seminato".

Il percorso buddhista

Per questo propone un modello di comportamento chiamato l'ottuplice sentiero (la quarta nobile verità del dolore), che comporta:

-           retta visione

-           retta intenzione

-           retta parola

-           retta azione

-           retto comportamento

-           retto sforzo

-           retta attenzione

-           retta concentrazione

Tocchiamo quindi tre sfere di azione:

• retta visione e retta intenzione conducono alla sapienza;

• retta parola, retta azione e retto comportamento concernono la sfera dell'etica;

• retto sforzo, retta attenzione e retta concentrazione si riferiscono alla pratica della meditazione.

L'aggettivo "retto" può essere interpretato in tre sensi:

- come correttezza dottrinale, nel senso di corretta comprensione delle Quattro Nobili Verità;

- come aspetto etico, comportando non violenza e onestà di pensiero, parola e azione;

- nel suo significato di equilibrato, che indica perciò la via di mezzo, che porta ad evitare qualsiasi fanatismo, bigottismo, autopunizione.

In questo percorso, da un lato perfezioniamo i nostri comportamenti, purifichiamo le nostre azioni di corpo, parola e mente e pratichiamo le cosiddette sei perfezioni, ossia generosità, moralità, pazienza, sforzo entusiastico, concentrazione e saggezza, ciò che corrisponde al metodo.

Dall'altro lato sviluppiamo la mente altruistica dell'illuminazione e  la saggezza, attraverso lo studio del Dharma e la meditazione.

Solo unendo metodo e saggezza potremo sconfiggere la sofferenza e raggiungere il Nirvana.

La meditazione è uno strumento indispensabile per la pratica buddhista. La meditazione concentrativa, da un lato, porta a calmare la mente, a dominare i pensieri selvaggiche sempre ci assillano, a concentrare la mente su un solo oggetto e a mantenerla attenta e vigile, ad attivare la consapevolezza di quello che stiamo facendo in ogni istante. S' impara ad avere consapevolezza piena del momento presente e pure vigilanza su questa attenzione.

Poi la meditazione si fa analitica, e a questo punto l'oggetto di meditazione diventa oggetto di studio.

Ad esempio, se prima porto la consapevolezza sul fatto che sto respirando, che sto respirando lentamente, profondamente, o che sto respirando velocemente, sono solo osservatore neutro, registro e non discrimino, non cambio la respirazione perché la sto solo osservando. Ma quando riesco a rimanere a lungo concentrata, senza distrazioni, sul respiro, allora posso passare ad esaminare il respiro stesso per capirlo meglio, per entrare nel meccanismo della sua funzione, esaminare quale tipo di respirazione mi fa stare meglio, possono venirmi importanti ispirazioni riguardo le mie difficoltà di respirazione, intuizioni di esercizi che posso poi praticare quotidianamente per respirare meglio.

L'esempio del respiro è un esempio di base, ma ovviamente il Buddhismo propone poi meditazioni più profonde sui temi importanti della vita: la vita e la morte, la felicità e l'infelicità, l'amore e l'odio, la generosità e l'avarizia, l'altruismo e l'egoismo, e tutte le nostre emozioni, sia positive che distruttive.

E' a questo punto che diventa indispensabile l'ausilio del Dharma, ossia la conoscenza delle quattro nobili verità della sofferenza, del percorso per eliminare la sofferenza, dei concetti fondamentali sulla verità ultima delle cose: l'interdipendenza, la vacuità, l'impermanenza, non solo delle cose materiali, ma pure del nostro spirito.

E' dall'unione della saggezza, che si acquisisce con lo studio e la meditazione analitica, con la pratica dell'ottuplice sentiero, dell'etica, che si giunge all'onniscienza e alla liberazione dal samsara.

La sola conoscenza del Dharma non basta, così come non basta solo seguire l'ottuplice sentiero.

Beninteso, sia la conoscenza, sia il retto comportamento contribuiscono moltissimo al nostro benessere, però gli effetti sono solo nel qui e ora, in questa vita. Per chi pensa che ci sia qualcosa di più oltre questa vita, allora l'unione di metodo e saggezza diventano un obiettivo prioritario.

Per quanto riguarda la meditazione, gli insegnamenti del Buddha sono stati ripresi in Occidente e sviluppati in diversi metodi come il programma di Mindfulness, messo a punto da Jon Kabat-Zinn nel Massachussets ed ora riproposto anche in Ticino dall'Associazione svizzera esperienze di mindfulness. Si tratta di un lavoro molto importante che porta la persona a sviluppare un'attenzione non giudicante all'esperienza del momento presente, attitudine che permette di osservare i propri comportamenti, in particolare le nostre reazioni comportamentali inadeguate, per poi riuscire a bloccare gli automatismi delle nostre risposte. Si tratta di tecniche che ottengono grande successo nella riduzione consapevole dello stress, fisico, mentale, relazionale ed emotivo.

Ma, come detto, si tratta di una parte dell'insegnamento del Buddha, insegnamento che nella sua completezza richiede uno studio più lungo: esso è infatti finalizzato non solo al benessere momentaneo ma pure ad una visione della vita che oltrepassa la semplice visione di questa esistenza.

Concludendo, da un punto di vista pratico e meno concettuale, possiamo dire che l'insegnamento del Buddha ci aiuta 

  • a cambiare la mente,
  • ci aiuta a capire le cause della sofferenza, che ci tengono legati all'esistenza samsarica, ossia al ciclo di nascita, morte e rinascita,
  • a identificare queste cause e le emozioni negative o distruttive ad esse collegate,
  • ad applicare i giusti antidoti per combattere queste emozioni negative,
  • a capire l'interdipendenza di tutti gli esseri senzienti e quindi il necessario rispetto e l'amorevole gentilezza che ci dobbiamo l'un l'altro,
  • ci insegna a vedere le cose sempre anche da un altro punto di vista. Per esempio, ci insegna che quello che può sembrarci il nostro peggiore nemico è in realtà il nostro migliore amico, perché ci permette di applicare il metodo e verificare se veramente abbiamo assimilato le  pratiche della compassione, della generosità, della pazienza,...  Nel caso della malattia, o delle disgrazie, da un lato ci insegna che queste sono il risultato karmico di azioni negative compiute in passato, per cui sappiamo che in questo momento queste azioni negative vengono purificate, quindi ce ne liberiamo e possiamo gioirne. Dall'altro, possiamo vedere anche queste circostanze come momenti di crescita, sia impegnandoci a comunque sostenere tutte le persone intorno a noi, sia apprezzando ciò che queste persone fanno per noi, cure, ascolto, sostegno, ecc. Ed anche, per generare lo spirito dell'illuminazione, dedicando queste nostre sofferenze per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.
  • Si tratta di un percorso impegnativo e lungo, ma efficace se seguito con sforzo entusiastico e motivazione sincera
  • Si tratta di un percorso interamente basato sulla responsabilità e l'impegno individuale: nessun maestro, per quanto bravo sia, potrà ottenere alcunché per il cambiamento della vostra mente se non praticherete voi stessi
  • Il percorso non va seguito  con fede cieca, bensì analizzando approfonditamente gli insegnamenti e la pratica e verificandone gli effetti: come diceva il Buddha, il Dharma non funziona perché ve l'ho detto io, ma solo se lo avete messo in pratica voi!.

Enrica Pesciallo, presidente Istituto Kalachakra, Lugano

 

 

Commenti   

0 #1 profile 2018-11-02 12:30
Need cheap hosting? Try webhosting1st, just $10 for an year.

Citazione

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

BilerChildrenLeg og SpilAutobranchen

AVVISO: I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. I nostri sono solo cookie tecnici, ovvero quelli in grado di registrare informazioni per non costringerci a digitarle ogni volta che visitiamo il sito.