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L’antropologia culturale del Novecento ha dimostrato che l’Uomo non può essere compreso senza studiarne la dimensione religiosa. Studiosi autorevoli come C.G. Jung, M. Eliade, E. Zolla, K. Kerényi, P. Ricoeur, J. Ries – pochi nomi tra i più famosi - hanno condiviso, ciascuno partendo dal proprio ambito di ricerca, l’universalità antropologica della religiosità, ma non solo: hanno anche riconosciuto e dimostrato il valore conoscitivo ed esistenziale del mito, del simbolo, del rito, insomma, il valore irriducibile della religione nelle sue varie manifestazioni, come fenomeno universale e squisitamente umano di cui non possiamo fare a meno, se vogliamo conoscere e comprendere l’Uomo.

Che il tema sia parte integrante di tutte le culture umane, d’ieri e di oggi, significa, che le “religioni” non rappresentano riduttivamente un “momento” della storia umana oppure una semplice “caratteristica” culturale del passato, bensì un dato antropologico oggettivo che non conviene occultare, soprattutto laddove dell’uomo si cercano di conoscere e capire tutte le manifestazioni: la scuola. Pertanto, non sarebbe di certo un male integrare nei programmi scolastici un insegnamento che tratti dei risultati dell’antropologia culturale, i quali dimostrano ampiamente e rigorosamente che l’homo sapiens sapiens non è comprensibile senza studiare la sua dimensione religiosa.

 

Lo studio dei fenomeni religiosi nonché la loro storia non è un lavoro di mera erudizione o di puro e semplicistico nozionismo scolastico. Come afferma Mircea Eliade (uno dei più autorevoli storici delle religioni del Novecento) lo studio delle religioni, dei loro simbolismi, dei loro contenuti sapienziali amplia il proprio orizzonte di senso, amplia la conoscenza dell’uomo stesso; significa uno sviluppo significativo della cultura in senso lato, a favore di un umanesimo universale.

Purtroppo, sul fenomeno religioso sono stati mossi argomenti pretestuosi e tendenziosi che sembrano misconoscere ciò che la scienza ha da dirci in merito. Uno di questi riguarda il tema “violenza-religioni”. Che motivi religiosi siano stati - e siano ancora – all’origine di atti inaccettabili è un fatto reale, ma, con questo, motivare l’eliminazione dell’insegnamento religioso oppure la non integrazione della storia delle religioni nei programmi scolastici, è un giudizio di notevole parzialità intellettuale. Non va dimenticato che le guerre e le azioni ignominiose non sono sempre di origine religiosa: l’economia oppure la biologia non sono assenti dalle aule scolastiche – anche se non molto tempo addietro, in Europa, furono argomenti ritenuti validi per muovere eserciti.

Vi è poi il falso problema dell’impossibile rapporto “scienza-religione”. Sostenere che la “religione” non sia compatibile con la “scienza” è un’opinione assai comune, di chi ignora la propria storia, nonché i risultati ottenuti da studiosi autorevoli come, per citarne due di alta levatura intellettuale, Joseph Needham (biochimico e storico della scienza del secolo scorso – Università di Cambridge) o Fritjof Capra (fisico americano di fama internazionale). Needham afferma che

si può dunque dire che nelle fasi iniziali della moderna scienza europea la metodologia mistica si dimostrò spesso molto più proficua che non quella razionalista.

Naturalmente, c’è chi potrebbe contro argomentare che tale fase è decisamente superata dai risultati dell’attuale scienza; ma, a parere di Capra, non sarebbe proprio cosi, anzi:

la fisica moderna ci porta a una concezione del mondo che è molto simile a quella dei mistici di tutti i tempi e di tutte le tradizioni.

Insomma, i risultati delle ricerche di numerosi storici sono tali da poter affermare che ritenere il “destino” della scienza privo di motivi ed impulsi “religiosi” rasenta il revisionismo storico.

Ritornando al tema del cittadino: la comprensione delle culture “altre” – incomprensibili senza conoscere il loro patrimonio “filosofico-religioso” - dovrebbe essere, oggi più che mai, una competenza civile per attuare il dialogo interculturale – un dialogo di cui non possiamo fare a meno se non vogliamo generare conflitti civili. Infatti, è forse opportuno ricordare che la città non è fatta di pietre ma di uomini: pertanto, se le società europee (in questa fase di notevoli mutamenti, nonché la cultura occidentale) giunta ad una crisi identitaria, non operano civilmente a favore di questo dialogo, esse rischiano un provincialismo potenzialmente pericoloso.

Affinché il dialogo interculturale possa attuarsi realmente e praticarsi sensatamente, è necessario che i cittadini siano preparati e sviluppino certe competenze in vari ambiti delle scienze umane: quindi, certo, la storia delle nazioni, delle culture, dei popoli, l’estetica, l’antropologia, la psicologia, la sociologia, ma non solo. Che gran parte dell’Umanità d’ieri e di oggi sia religiosa in senso lato va tenuto in alta considerazione; inoltre, tale fenomeno non è riducibile e frammentabile in vari fattori che si possono studiare singolarmente. In altre parole, come ha ripetutamente sottolineato M. Eliade, il fenomeno religioso non è certamente un fenomeno “puro”, ma, comunque, è, di fatto, un fenomeno indipendente che non può essere inteso come un semplice aggregato di fattori antropologici, psicologici, sociologici, storici ecc. In conclusione, non si può “avvicinare” il fenomeno religioso con uno o diversi di questi fattori: la comprensione del fenomeno religioso, in quanto tale, sfugge alle anguste categorie scientifiche; esso, non è, dunque, riducibile a qualcosa altro o ad una delle sue singole dimensioni antropologiche. Pertanto, in quanto fenomeno indipendente, esso richiede uno studio particolare, un metodo di lavoro specifico in grado di rendere comprensibile i contenuti, le morfologie, insomma, le modalità del sacro di una religione e dei credenti.

Per cui, comprendere l’esperienza religiosa, conoscere il fenomeno religioso nelle sue varie sfaccettature, nelle sue diverse dimensioni significa soprattutto questo: sviluppare una competenza umana e, quindi, anche civile a favore di una pacifica e proficua vita sociale.

Una tale competenza, in virtù della sua importanza per la comunità civile, dove va acquisita se non a scuola?

Loïc Indro D’Orlando, filosofo, storico delle religioni, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Lugano (TI)

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